martedì 28 ottobre 2014

ANOSS Magazine - Editoriale del settimo numero di Settembre 2014

Qualunque azione compiate non ammonterà mai a qualcosa di più di una singola goccia in un oceano sconfinato!

Ma cos'è l’oceano, se non una moltitudine di gocce?

 - Dal Film Cloud Atlas

A volte, nel creare organizzazione o nel comunicare, pensiamo di utilizzare strumenti efficaci ma, spesso, per pigrizia o insipienza, continuiamo a rimescolarci in un marasma di strumenti obsoleti che non sono al passo con i tempi sia per gli aspetti tecnologici sia per il loro rapporto con la società civile, con i nuovi bisogni e le nuove categorie di servizi. Ma non si tratta solo di pigrizia, c’è anche il senso di sicurezza garantito a chi non si oppone all'ordine costituito. Il film Cloud Atlas, da cui è tratta la citazione di apertura, analizza questo tema in uno spazio temporale di diversi secoli facendo notare che si tratta di un fattore sempre presente nella storia dell’uomo, un fenomeno che ha rallentato lo sviluppo culturale e sociale dell’umanità, spesso mantenuta ferma nell'ignoranza con la minaccia di gravi rischi per chi cerca di sottrarsi all'andamento “normale” delle cose. L’approccio sicuro, per pigrizia e paura, è stato sempre preferito nel corso del tempo. Nell'organizzazione aziendale, ad esempio, si nota che ancor oggi è prevalente una concezione che favorisce lo sviluppo della qualità attraverso il miglioramento delle tecniche di lavoro con una certa propensione alla divisione dei compiti tra i lavoratori e al rispetto della gerarchia come elemento di stabilità del sistema. Non tutto è male, ovviamente, in quest’approccio decisionale ma il risultato è spesso limitato alla massimizzazione dell’efficienza, principale frutto del principio di stabilità. 

Tuttavia, in un mondo in rapida trasformazione e, per di più, completamente disorientato dalla crisi, quei principi su cui tutti ci siamo basati, non bastano più e frenano un’imprescindibile esigenza di cambiamento. Le strutture organizzative devono essere considerate alla stregua di organismi viventi e al loro interno devono prevalere concetti di rete con flessibilità organizzativa e confini permeabili nella struttura gerarchica. Sarà sempre più necessaria una capacità di coordinare contemporaneamente differenti strategie gestionali attribuendo un peso determinante al management intermedio che opererà tenendo conto della cultura aziendale come elemento legante. Quanto sopra riguarda tutti quelli che a diverso titolo e nei diversi gradi si occupano di gestione nelle strutture sociosanitarie, ma vale anche nelle organizzazioni associative per le quali il paradigma organizzativo più diffuso preferisce una struttura decisionale rigida e un’altrettanto rigida divisione dei campi di azione. Attente alla loro specificità rischiano di non cogliere l’obiettivo di sviluppo della cultura dal quale tutte sarebbero avvantaggiate. Proteggere l’orticello risponde a gli obiettivi di efficienza e utilizzare gli schemi della burocrazia è più “sicuro”. È auspicabile l’avvento di una diversa visione organica per dare risposta ai nuovi bisogni ed evitare il “costo” per il mantenimento in servizio di strumenti operativi obsoleti. Per le associazioni operanti nel sistema sociosanitario stanno per aprirsi stagioni di grande interesse a condizione che riescano ad aprire luoghi di confronto senza sottostare a pregiudiziali negative. È indispensabile l’integrazione tra le professioni di livello diverso e quindi tra le relative associazioni ed è auspicabile anche tra le associazioni professionali e quelle datoriali anche se gestiscono rapporti diversi con le istituzioni e col cliente finale. Nella progettazione futura i dirigenti di associazioni devono essere innovativi tenendo conto dei fattori critici di successo: flessibilità, integrazione e velocità. Velocità, perché il futuro non può aspettare! L’investimento culturale cui dobbiamo tendere non risponde alle esigenze di una sorta di competizione per sopravvivere ma deve offrire agli utenti finali servizi migliori o nuovi e agli operatori nuovi spazi di sicurezza economica e soprattutto di riconoscimento sociale e socio-relazionale. “Nell’era dei Social Network non ci sono più target da aggredire, ma persone da coinvolgere."

sabato 20 settembre 2014

lunedì 19 maggio 2014

Nuovo welfare - La governance dei servizi sociosanitari

Pubblico  il link per vedere le slide che presenterò in apertura del programma di lavoro sulla "Governance dei  servizi sociosanitari" che si svolgerà a Bologna Exposanità dal 21 al 23 maggio.
Se vuoi vedere le slide Clicca qui

lunedì 12 maggio 2014

martedì 4 febbraio 2014

CONSULTA Sociale, Salute, Famiglia, Immigrazione, Mondialità e Pari opportunità


Relazione introduttiva
Premessa
Le consulte trovano la loro giustificazione giuridica nel vigente Regolamento della partecipazione del comune di Piacenza. Per comprenderne il senso occorre partire dall'esame degli scopi che vengono attribuiti alle consulte. All'art. 12 del regolamento si dice che le consulte sono “strumenti di stimolo e partecipazione dei soggetti coinvolti nella vita politica e amministrativa del territorio … tendono al raggiungimento della coesione sociale basata su scelte condivise”. Al punto 4 di detto articolo si afferma che le consulte “svolgono la propria attività in piena autonomia”avendo ovviamente il regolamento come riferimento.
La Consulta ha il compito di promuovere la cultura della partecipazione valorizzando il ruolo delle associazioni. Il Comitato Esecutivo predispone l’agenda dei lavori e i documenti da sottoporre all'assemblea. La Consulta svolge funzioni propositive e consultive facendo atti di “proposta, studio, osservazione”(art. 19). Entro settembre proposte per la predisposizione del bilancio evidenziando i bisogni e proposte anche nella fase di predisposizione di piani e programmi. Alle proposte i competenti organi devono dare risposta entro 90 giorni. La Consulta promuove autonomamente o di concerto col Sindaco (ovvero assessore competente) incontri e dibattiti per una maggior informazione dei cittadini, incontri con altri enti e iniziative pubbliche. La Consulta esprime pareri e predispone relazioni.
Necessità di una linea
Quanto sopra, in sintesi, ciò che prevede il regolamento. Ora si deve decidere con quale atteggiamento affrontare il ruolo che compete ai componenti delle consulte e a tale proposito è subito necessario rilevare che occorre in primo luogo spogliarsi della visione che deriva dall'appartenenza ad una determinata associazione utilizzando però la personale esperienza di vita associativa per costruire, in collaborazione, la linea della Consulta.
Un ruolo consultivo, che era l’unico in passato, forse lo si può svolgere, sia pur con qualche limite, anche senza aver definito una linea strategica della Consulta (Se viene richiesto un parere su un atto dell’Amministrazione, si studia il contenuto dell’atto, lo si discute in una o più riunioni e alla fine un parere più o meno documentato lo si può dare), ma la funzione propositiva è molto più difficile da realizzare. Certo si può operare come detto sopra anche quando si cercasse di fare una proposta autonoma ma, in assenza di una linea condivisa della Consulta, ci sarebbero difficoltà interne a tracciare, di volta in volta, una linea condivisa su una proposta singola. Probabilmente accontenterebbe qualcuno e scontenterebbe altri e potrebbe cadere in una situazione di impasse. Occorre quindi costruire una linea politica della Consulta partendo dalle opinioni e dal pensiero del gruppo che costituisce l’Esecutivo riservandosi, poi, di portarla in esame all'assemblea allo scopo di ottenere la massima condivisione. Ciò garantisce maggior coerenza nei comportamenti futuri.
Le difficoltà più evidenti
Le difficoltà da superare sono sostanzialmente legate ai seguenti fattori:

  • ·         i componenti dell’Esecutivo hanno provenienza ed esperienze differenti e non sono abituati a lavorare insieme,
  • ·         hanno conoscenze circoscritte al settore di attività della propria associazione,
  • ·         non esiste nella storia recente una documentazione circa fenomeni simili a quello che si sta cercando di realizzare in quanto le consulte nella precedente esperienza hanno avuto funzioni più limitate,
  • ·         non esiste a questo fine un supporto da parte dell’Amministrazione coerentemente col fatto che le consulte devono essere autonome,
  • ·         l’autonomia da un lato è una ricchezza e dall'altro un problema perché come tutti gli elementi di libertà richiede un certo sforzo infatti l’autonomia è scritta nel regolamento ma è vera solo in potenza, in realtà è necessario conquistarla e difenderla,
  • ·         la conoscenza della realtà sociopolitica di cui si deve occupare la consulta non è semplice ed è poco nota nel suo insieme anche perché in passato non esisteva una consulta con un così esteso campo di interesse.
Si pone quindi il problema di svolgere delle osservazioni e delle analisi approfondite dei vari contesti sociali a cui la Consulta si riferisce e questo è un compito che si potrà svolgere nel tempo anche creando, come previsto dal regolamento, degli appositi “Tavoli di lavoro”. Su questo fronte si parte da zero e l’obiettivo che ci si può porre è di concludere il mandato lasciando ai successori un patrimonio di conoscenza articolato in riferimento ai problemi sociali più rilevanti della città.
Punti di forza e di debolezza
Disporre di una linea di comportamento è un punto di arrivo a cui si può giungere attraverso una marcia di avvicinamento programmata. Prima di tutto è necessario costruirne la struttura escludendo qualche pericolo e mettendo in risalto i punti di forza.
Un primo pericolo da evitare è definire un’errata interpretazione del ruolo politico della consulta. Non deve sconfinare nella difesa di una linea politica di partito proprio per evitare di diventare un organismo di copertura in un caso, o, in caso contrario, di sterile contrapposizione. Ciò non significa che ogni singolo componente non debba sostenere le sue visioni politico-sociali ma evidentemente lo deve fare nella visione alta della politica intesa come interesse della città. Questo è il primo punto di convergenza necessario: si deve sapere che la consulta ha un ruolo politico ma che tale ruolo deve essere giocato in modo slegato dagli schieramenti di partito.
Il secondo pericolo è quello di cercare una linea senza conoscere l’oggetto a cui riferire tale linea di comportamento. Per questa ragione si devono definire gli oggetti dello studio e le persone che devono portarlo a compimento.
Il terzo pericolo è quello di scontrarsi sulle strategie o perdersi nei particolarismi. Per avere una linea bisogna decidere e come è noto decidere significa tagliare. (Dal latino - deciduo = tagliar via, mozzare). Quindi un passo importante è escludere dal campo di applicazione alcune parti e focalizzare l’attenzione soltanto su altre.
I punti di forza sono pochi ma rilevanti. Il primo è che il Regolamento prevede l’autonomia delle consulte quindi non solo non esclude niente ma stimola ad agire.
Un secondo punto di forza è la varietà dei componenti della Consulta e dei membri dell’Esecutivo che garantisce l’esistenza di competenze potenzialmente sinergiche.
Un terzo punto, e su questo non so se ottengo unanime consenso, è la gratuità dell’incarico. Se, pur senza alcun compenso, si riesce a lavorare, il risultato non sarà condizionato dall'interesse economico dei singoli ma, scevro da fini particolari, sarà conseguente ad analisi di tipo socio-culturale indipendenti ed oggettive quindi del tutto rispondente all'interesse diffuso.
La “scaletta”
La linea della Consulta va definita con l’apporto di tutti i componenti utilizzando come supporto questa sequenza logica:
  • ·         Avere una linea è conseguenza di una decisione
  • ·         Per decidere è necessario conoscere
  • ·         La conoscenza deve essere condivisa (in Esecutivo  e poi con tutta l’assemblea)
  • ·         La decisione deve essere motivata
  • ·         In seguito la decisione deve essere formalizzata in un documento
  • ·         Infine deve essere pubblicizzata
Questa sequenza logica deve essere utilizzata ora nella costruzione della linea strategica della Consulta e successivamente ogni volta che si deve decidere.
La linea socio-politica
La linea della Consulta è frutto della conquista di una autonomia culturale che può scaturire solo da un processo di elaborazione di conoscenza. Poiché i possibili ambiti di interesse sono molteplici e i livelli di intervento possibili sono anch'essi numerosi, come abbiamo più volte rilevato, la prima decisione importante da prendere è quella di circoscrivere il campo di azione.
Se decidere significa tagliare allora la prima proposta da valutare è quella di tagliare la “testa” e la “coda”.
Se si attribuisse un’immagine grafica alle possibili azioni si otterrebbe verosimilmente una piramide che alla base ha una gran quantità di questioni di poco conto interrelate e spesso in conflitto tra loro, mentre al vertice la decisione di alta strategia sulle possibili (poche) alternative di allocazione delle risorse. Questa decisione di alta strategia è per definizione di competenza del vertice politico e include scelte in linea col partito di riferimento e confronto con altri settori. In merito si potrà dire qualcosa nel parere sul bilancio ma lo studio del problema è competenza specifica dell’Amministrazione. D’altro canto, quello invece dell’infinito campo dei piccoli problemi è preferibilmente da evitare perché riduttivo, conflittuale e non favorisce una “visione d’insieme”.
Ciò di cui si dovrà occupare la Consulta è dunque il grande spazio centrale facendo attenzione a dipanare l’azione sui settori più rilevanti per numero o importanti per altro aspetto. (Vedi integrazione culturale, forte grado di interrelazione con elementi numericamente importanti e altri parametri rilevanti)
Se il ragionamento fin qui svolto viene condiviso ne consegue che:

  • ·    bisogna intraprendere uno studio che serva da base ad ogni altro sviluppo
  • ·   il campo di riferimento della ricerca è la popolazione
  • ·   il primo aspetto da rilevare, squisitamente demografico, è la consistenza numerica delle classi di età, delle classi economico-professionali e il relativo trend di sviluppo.
  • ·   il secondo, sempre demografico, è però riferito alla condizione sanitaria quindi sostanzialmente l’epidemiologia e relativo trend nel territorio piacentino.

Occorre procedere con la costituzione di due tavoli di lavoro col compito di studiare i problemi di cui sopra. Nella costituzione dei tavoli si potranno includere anche altri componenti estratti dall'assemblea, così, per integrare l’Esecutivo a cui manca un componente per l’indisponibilità dichiarata di un membro, e per dar vita al gruppo da inserire nell’interconsulte, potranno essere coinvolte persone con disponibilità a collaborare in questo lavoro di ricerca.

giovedì 16 gennaio 2014

ANOSS Magazine News: Exposanità: la preparazione è avviata

ANOSS Magazine News: Exposanità: la preparazione è avviata: Appuntamento Exposanità:  dal 21 al 24 maggio  ANOSS in prima linea nella preparazione degli eventi di Exposanità. Il 10 gennaio c'è s...

Comune di PIACENZA – Consulta Sociale, Salute, Famiglia, Immigrazione, Mondialità e Pari opportunità

Piazza Cavalli - Icona della città
Martedì 17 dicembre alle ore 20,45 a Piacenza, presso la Sala comunale di via Martiri della Resistenza 8 si è tenuta una riunione alla presenza dell’assessore alla Partecipazione Luigi Rabuffi per l’illustrazione del nuovo Regolamento della Partecipazione e l’elezione degli Organi delle Consulte, come previsto dall’articolo 8 del Regolamento
Sono presenti all'incontro n° 48 persone in rappresentanza di 40 associazioni tra cui il sottoscritto in rappresentanza di ANOSS
Si deve ricordare che l’adesione alle Consulte può rappresentare un prezioso strumento di confronto e discussione propositiva in merito alle politiche e all’attività dell’Amministrazione. Nella sua totale volontarietà e gratuità rappresenta un’opportunità concreta, a patto che venga utilizzata correttamente, per un’espressione libera e democratica tesa alla creazione di una via costruttiva e condivisa di partecipazione alla vita pubblica. Un obiettivo non espre4sso ma tacitamente presente e potenzialmente di grande interesse è che le iniziative che la consulta potrà mettere in atto sono non solo un bene per la vita democratica in senso generale, ma, nello specifico uno strumento utile a riavvicinare molte persone alla politica. Persone che attraverso un momento di espressione dei bisogni impara a confrontarsi con la realtà socio economica e politica del territorio sviluppando così il valore del tessuto associativo e una miglior consapevolezza dei problemi  e delle opportunità.
Per una visione completa del testo clicca su REGOLAMENTO PARTECIPAZIONE
Le modalità per le elezioni degli organi della Consulta prevedono diversi momenti elettivi per formare il Comitato esecutivo sarà composto da un max di 7 componenti, così strutturato:
- n. 1 coordinatore;
- n. 2 vice-coordinatori;
- n. 4 componenti eletti dall'assemblea della consulta.
I dati seguenti sono stati stralciati dal verbale ufficiale della seduta:

Si procede alle elezioni e dopo aver ricevuto le proposte di candidatura ai vari ruoli.
Si procede alla votazione a scrutinio segreto (votanti 38) per il ruolo di coordinatore.
Viene eletto coordinatore il sig. Dapero Renato

Si procede alla votazione a scrutinio segreto per il ruolo dei vice-coordinatore.
Vengono eletti in qualità di vice-coordinatore: Bonanno Davide e Dametti Laura

Si procede, uno alla volta, alla votazione a scrutinio palese dei 4 componenti il Comitato esecutivo.
Vengono eletti i sigg. Lusenti Mariantonia, Soresi Mario, Pugliese Franco, Zani Paola.


Al termine del procedimento, lungo per necessità di cose, ma irreprensibile sul piano della correttezza, è risultato costituito il Comitato che prenderà servizio effettivo molto presto e comunque prima della fine del mese di gennaio. L’auspicio è che questo organismo trovi in sé stesso e nei suoi interlocutori istituzionali la forza di agire e l’interesse a mantenere alti i principi della democrazie e della partecipazione.